Il richiamo alla preghiera: dall’alto del minareto all’applicazione sul cellulare

«Allāhu al-akbar, (x4)

Ašh-hadu an lā ilāha illa Allāh (x2)

Ašh-hadu an Muhammad rasūl Allāh, (x2)

Hayya alā as-salah, (x2)

As-salātu khairun min an-naum, (x2)*

Allāhu al-akbar, (x2)

La ilaha illa Allāh.»

Allah è il più grande, (x4)

Testimonio che non vi è dio all’infuori di Allah (x2)

Testimonio che Maometto è il Profeta di Allah (x2)

Venite a pregare (x2)

Venite a prosperare, vincere (x2)

La preghiera è meglio del sonno* (x2)

Allah è il più grande

Non vi è dio al di fuori di Allah

Questo è l’adhān, il richiamo alla preghiera intonato cinque volte al giorno dal Muezzin delle moschee dall’alto del minareto. Una dichiarazione di fede, composta da una serie di espressioni colme di significato, che si ripetono e si susseguono con una tale intensità e concentrazione da lasciare i Muezzin senza respiro e senza fiato, quasi in uno stato di estasi.

Il Muezzin è una figura antica e peculiare- la tradizione vuole che uno dei primi fosse Bilāl, seguace del Profeta Maometto e la letteratura araba spesso lo raffigura come un uomo cieco- che riveste un ruolo fondamentale all’interno della moschea. Di fatto, il suo compito è far sì che ogni fedele rispetti il proprio impegno quotidiano verso Allah, nonché uno dei cinque pilastri dell’Islam: la preghiera.
Quest’ultima viene preceduta dall’appello, il quale scandisce le fasi della luce del sole. Tramite gli altoparlanti, le voci dei Muezzin attraversano le città, si sovrappongono l’un l’altra e risuonano in cinque momenti diversi della giornata: all’alba, al sorgere del sole; a mezzogiorno, quando il sole si trova nel suo punto più alto; nel tardo pomeriggio; al tramonto, al calar del sole e, infine, di notte, non appena si fa buio e ormai non vi è più luce. Inoltre, dato il fuso orario e il fatto che l’inizio della preghiera differisce ogni giorno di un minuto, si dice che nell’arco di una giornata ci sarà sempre almeno un Muezzin che chiama i fedeli alla preghiera in qualche parte del mondo.

Secondo molti, vi sarebbe una corrispondenza tra la parola “luce”, pronunciata nūr in arabo, e il concetto di “minareto”, espresso dai termini “mi’dhana”, il quale riprende il vocabolo adhān che si riferisce al richiamo della preghiera, “sawma’a” e “manāra”. Originariamente, la parola “manāra” veniva utilizzata per indicare i fari luminosi e, col tempo, è giunta a designare il minareto, la costruzione da cui viene salmodiato l’appello e non solo, talvolta vengono recitati preghiere e versetti coranici. Ad ogni modo, la parola “manāra” «ha continuato a mantenere questo suo ruolo di indicatore della via»: la via per la moschea, per pregare insieme.

Generalmente paragonato al campanile della chiesa cristiana, il minareto, infatti, altro non è che una torre adiacente, se non parte integrante, alla moschea. Nelle aree geografiche che sono state sotto il dominio arabo, se ne trovano di diverse tipologie: con o senza finestre, costruiti in pietra o in muratura, perlopiù a base quadrata ma chiaramente non mancano le eccezioni. Esistono infatti minareti circolari, come quello della città santa di Moulay Driss in Marocco – la seconda città santa più importante nell’Islam-; altri a base quadrata ma a forma spiralizzata come quello della Grande Moschea di Samarra in Iraq; altri ancora a base ottagonale come a Ghazni, in Afganistan.

Tuttavia, non sempre le intonazioni dei Muezzin e l’edificazione di minareti sono graditi e accolti; talvolta possono essere considerati un disturbo alla quiete pubblica o addirittura un problema alla sicurezza nazionale. In merito al primo punto, l’anno scorso in Arabia Saudita è stato deciso di limitare il volume della musica e degli altoparlanti, compresi quelli utilizzati per il richiamo alla preghiera, e ciò ha destato non poche polemiche a riguardo. Quanto alla seconda questione, negli ultimi anni in diversi paesi europei è stata vietata la costruzione di minareti. Tali disposizioni sono in parte volte a conservare il patrimonio storico-culturale del popolo che vi abita, ma probabilmente anche dettate dalla «paura dell’Islam come possibile futura religione dominante».

A tal proposito, è importante menzionare la notevole ed innovativa soluzione che il mondo musulmano è riuscito a trovare nei confronti di tutti i fedeli che non si trovano in paesi musulmani o dove non sono stati edificati minareti. Alla faccia di chi in passato criticò e affermò che l’Islam non potesse stare al passo con la scienza e la modernità- lo scrittore francese Ernest Renan-, sono state ideate numerose applicazioni che avvisano ogniqualvolta sia il momento di pregare. Scaricabile sullo smartphone, impostando il paese in cui si risiede e lo Stato musulmano di cui si vuole seguire il fuso orario, l’applicazione può riprodurre le differenti intonazioni dei Muezzin dei paesi musulmani e ricordare al fedele di effettuare le preghiere quotidiane. Ma le funzionalità non finiscono qui: viene indicata la direzione verso cui rivolgere le preghiere, ovvero in direzione della Mecca; viene messo a disposizione un rosario virtuale; inoltre, è possibile controllare le date delle festività religiose; vi è un Forum per mettere in contatto i musulmani dalle diverse parti del mondo e, infine, sono riportati versetti coranici da leggere ogni giorno e i versetti coranici suddivisi per temi, come quelli che si riferiscono al pellegrinaggio, alle donne, ai pentimenti etc,.

Pur di non abbandonare i fedeli e cercare di guidarli da lontano, le modalità del richiamo alla preghiera sono mutate e si sono adattate al panorama mondiale della globalizzazione e dell’era digitale. La salmodia, che tutt’oggi si eleva dall’alto del minareto riecheggiando per le città, è atterrata sullo smartphone, diventando anche una “sveglia alla preghiera”, che lo riproduce ovunque ci si trovi.

Quel che resta invariato è che il richiamo alla preghiera, la sovrapposizione di voci dei Muezzin e l’atmosfera che si crea tutt’intorno sono un qualcosa che vale la pena sperimentare dal vivo.

* Versetto ripetuto solo al richiamo della preghiera del mattino.

Norma Febbo

Fonti

  • A. Vanoli, Storie di parole arabe, Il racconto di un mondo mediterraneo, Adriano Salani Editore, Ponte alle Grazie, 2016.
  • L. Musselli, Edilizia religiosa, Islam e neogiurisdizionalismo in Europa. Alcune note sul nuovo Islamgesetz austriaco e sul divieto di edificare minareti in Svizzera, Il Mulino – Rivisteweb, Fascicolo 2, 2015.
  • Per saperne di più sul pensiero di Ernest Renan, vedi: https://math.unice.fr/~coppo/Renan.pdf.
  • BBC News, Saudi Arabia, Authorities defend mosque speaker restriction, 06/ 2021.

Citazioni

  • A. Vanoli, Storie di parole arabe, Il racconto di un mondo mediterraneo, Adriano Salani Editore, Ponte alle Grazie, 2016, pag. 63.
  • L. Musselli, Edilizia religiosa, Islam e neogiurisdizionalismo in Europa. Alcune note sul nuovo Islamgesetz austriaco e sul divieto di edificare minareti in Svizzera, Il Mulino – Rivisteweb, Fascicolo 2, 2015, pag. 448.

Articoli simili