Henné: una pianta dai mille usi

L’henné (in arabo الحناء) è il nome comune di una pianta, la lawsonia inermis, conosciuta per le sue innumerevoli proprietà e i diversi utilizzi cui si può prestare. Particolarmente conosciute sono le sue capacità tintorie: con un impasto di henné si possono realizzare tatuaggi temporanei, oltre a colorare barba e capelli.

Tuttavia, questi non sono gli unici utilizzi che si possono fare dell’henné. La popolazione dell’antico Egitto adoperava la tintura a base di henné per colorare le mummie ma esistono prove che dimostrano come, presso popolazioni di retaggio arabo, già molti secoli l’henné fosse considerata una pianta curativa. In particolare, era ritenuta efficace contro i mali della pelle, contro i mal di stomaco, le piaghe e i gonfiori. Si diceva anche che tingersi la pelle con l’henné potesse restringere i pori della pelle, avendo un effetto benefico.

Fonte immagine: tumangia.it

L’origine della pianta e del suo processo di diffusione sono da localizzare in India: dal subocontinente, l’henné avrebbe presto reso note le sue numerose proprietà in tutta l’Asia, il Medio Oriente e il Nord Africa. Oggi è particolarmente diffusa presso molte popolazioni musulmane, hindu, sikh ed ebree dell’area.

I testi sacri induisti, i Veda, mettono sullo stesso piano la pianta della curcuma e dell’henné, decantandone le grandi caratteristiche curative e benefiche. Dal sanscrito verrebbe anche il nome dei tatuaggi realizzati con l’henné, che anche oggi sono chiamati mehendi.

Se si usa l’henné per tingere barba o capelli, è necessario procurarsene la polvere, miscelarla con acqua e succo di limone e applicarla uniformemente sui capelli, lasciando riposare.

Il beneficio di una colorazione all’henné è il fatto che quest’ultima non danneggia i capelli tanto quanto le tinte chimiche: i pigmenti coloranti della lawsonia si legano alla cheratina dei capelli, andando a inspessire e rimpolpare il fusto stesso.

L’utilizzo decorativo dell’henné non era sconosciuto nemmeno a Cleopatra, l’imperatrice egizia che era solita dipingersi i polpastrelli, le dita dei piedi e i palmi delle mani. Ma come si realizza un mehendi?

Per sprigionare le proprietà tintori della lawsonia è necessario seccarne le foglie e produrre una polvere. Bisogna poi aggiungere acqua e limone mescolando, facendo attenzione alla consistenza che la miscela acquisisce. Si possono includere anche delle gocce di olio di eucalipto, mentre c’è chi utilizza anche l’acqua di rose per miscelare. Si lascia riposare la miscela, meglio se per una notte intera, così da permettere al colore di intensificarsi.

L’henné può applicarsi con i classici coni o con qualsiasi strumento risulti comodo.

Una volta completato il disegno, si consiglia di tamponarlo con una miscela di succo di limone e zucchero (in proporzione uno a tre) e di lasciarlo in posa per diverse ore. Questi accorgimenti renderanno il colore più intenso e il tatuaggio più duraturo.

In Medio Oriente e in Asia il mehendi è una pratica diffusa soprattutto nella cerimonia nuziale. A seconda delle tradizioni locali, la moglie e il marito possono adornarsi con tatuaggi all’henné sia sulle mani che sui piedi.

Durante le nozze, l’henné è considerato un aiuto durante la transizione dalla vita singola a quella di coppia. Se questo processo è delicato e considerato ricco di insidie, si ritiene che i mehendi possano fungere da benedizione e facilitare la transizione allontanando i demoni e gli spiriti maligni.

In alcune regioni asiatiche si ritiene che più durerà il tatuaggio all’henné sulle mani della sposa, più l’unione fra gli innamorati sarà forte e duratura.

L’henné è una pianta dai molteplici usi e dalle innumerevoli qualità, largamente diffusa in Asia e Africa. I disegni che si possono realizzare hanno spesso significati tradizionali e legati alle culture locali, se non alla religione, ma si sono diffusi anche in Occidente per la loro bellezza.

Avana Amadei

Fonti

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