Il sistema politico iraniano: lo stato duale e le contrapposizioni politiche

Proseguiamo il programma che avevamo pensato in vista delle elezioni presidenziali in Iran che si terranno il prossimo 18 giugno. Dopo aver parlato delle sanzioni (trovi l’articolo qui) ci concentriamo in questo secondo appuntamento sul sistema politico iraniano, molto più complesso di quanto possa apparire.

Lo “stato duale”

Prima di concentrarci sul panorama politico iraniano e sul cercare di rendere la complessità di un sistema che va oltre la semplice contrapposizione tra conservatori e moderati, è utile concentrarsi su come funzionino i rapporti di forza interni all’Iran.

L’Iran infatti presenta un sistema di potere estremamente complesso fatto di organi elettivi e organi non elettivi che sovrappongono spesso tra di loro le competenze, questo sistema viene identificato come lo “stato duale” iraniano. I principali attori che detengono il potere sono gli organi non elettivi controllati soprattutto dal clero ma, al giorno d’oggi, assumono un’importanza sempre maggiore i Pasdaran (i guardiani della Rivoluzione, corpo armato creato a seguito della Rivoluzione Iraniana che ha assunto un ruolo di prestigio a seguito della guerra con l’Iraq del 1980-1988) e i Basij (mobilitazione, devono la loro fama alla guerra con l’Iraq quando reclutarono migliaia di volontari che si sacrificarono in attacchi a ondate contro lo stato rivale. Oggi hanno compiti di polizia, sono incaricati di vegliare sulla “morale islamica” e ostacolano le attività dei dissidenti del regime religioso iraniano). Tra le cariche non elettive troviamo:

  • La Guida suprema: carica ricoperta prima da Ruhollah Khomeini (fino all’89) e attualmente dall’ayatollah Ali Khamenei. È incaricato di guidare la comunità in attesa del ritorno dell’ultimo dei dodici Imam e ha poteri molto estesi che vanno dal controllo sulle forze armate e degli apparati di sicurezza (pasdaran e Basij), al controllo del sistema giudiziario. Nomina infine sei membri del Consiglio dei Guardiani della Costituzione.
  • Il Consiglio dei Guardiani della Costituzione: in carica per sei anni e composto da dodici giuristi, sei scelti dalla Guida suprema e sei dal Consiglio Supremo di Giustizia (questi ultimi sei approvati anche dal Parlamento). Ha il compito di vagliare i candidati prima delle elezioni e di sottoporre le leggi approvate dal Parlamento al vaglio costituzionale. Ha spesso respinto i candidati riformisti: le bocciature sono arrivate al 90% dei possibili candidati, soprattutto tra i riformisti.
  • Il Consiglio per il discernimento: funge da contraltare al Consiglio dei Guardiani e serve per dirimere le controversie tra esso e il Parlamento è composto da membri scelti dalla Guida suprema ogni cinque anni. Inizialmente marginale, ha assunto un ruolo sempre più ampio sotto la guida dell’ex presidente Rafsanjani durante il decennio riformista.

Le cariche elettive invece sono:

  • Il Presidente della Repubblica: attualmente Hassan Rouhani, è la seconda carica più importante del paese dopo la Guida suprema con cui spesso entra in conflittualità, è capo dell’esecutivo e svolge le funzioni di primo ministro a seguito della soppressione della carica nel 1989. Viene eletto ogni quattro anni a suffragio universale per un massimo di due mandati consecutivi. Il suo potere è fortemente limitato dal Parlamento per le questioni interne e in politica estera dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.
  • Il Parlamento o Assemblea consultiva islamica: composta da 290 membri eletti a suffragio universale diretto ogni quattro anni, è unicamerale. Ha il potere di confermare i ministri scelti dal Presidente della Repubblica, rettifica i trattati internazionali e approva il bilancio annuale. Non può sfiduciare il Presidente ma può sfiduciare i singoli ministri. Cinque seggi spettano alle minoranze.
  • L’assemblea degli Esperti sulla Guida: formata da 86 religiosi sciiti eletti dal popolo ogni otto anni, ha il compito di nominare la prossima Guida suprema e potrebbe destituire quella attuale in caso di inadempienza. In realtà questo organo è controllato dalla Guida suprema stessa.

Come si è evinto, il potere iraniano è estremamente complesso e vede una forte limitazione degli organi elettivi da parte degli organi non elettivi. A questo assetto istituzionale andrebbe inoltre aggiunto l’apparato informale delle fondazioni religiose, le cosiddette Bonyad, create per portare a compimento i principi di giustizia sociale e favorire i diseredati, che si sono trasformate in macchine economiche a disposizione dell’establishment religioso per influenzare il sistema politico; un altro importante ruolo è svolto dall’esercito che negli anni è riuscito a inserirsi nei gangli del potere iraniano e a controllare fino a un terzo dell’economia del paese. Queste forze rappresentano oggi una parte sostanziale dello Stato “profondo” iraniano.

Vi lasciamo questo splendido schema creato da ISPI qualche anno fa, risulterà utile per orientarvi:

Fonte immagine: ISPI – Istituto per gli studi di politica internazionale

Non solo conservatori e riformisti

In questo secondo paragrafo ci concentriamo invece sulla classica contrapposizione tra conservatori e riformisti usata spesso per comodità (anche da noi nell’articolo sulle sanzioni) ma che non rappresenta la complessità del sistema politico iraniano: nell’ex Persia esistono oltre 250 gruppi politici volatili attorno a cui si condensano interessi e influenze di volta in volta differenti, tutto ciò in un sistema politico caratterizzato da un radicato camaleontismo politico che porta spesso i principali attori politici, e non solo, a cambiare schieramento in base all’evenienza. Questa caratteristica viene spesso definita come un sistema governato da “il partito del vento”. In questa confusione e difficoltà nel definire schieramenti sulla base di una semplice contrapposizione conservatori e riformisti, o destra e sinistra, molti analisti e studiosi si orientano oggi verso una classificazione che tiene maggiormente conto dei rapporti tra le varie fazioni: i conservatori vengono così suddivisi in tecnocrati e tradizionalisti a cui vanno aggiunti i riformisti e gli ultraradicali. Per questa nostra seconda parte ci affidiamo quindi alla classificazione che ISPI ha individuato qualche anno fa:

  • Conservatori tradizionalisti: è uno schieramento di stampoquietista” in politica estera e costituito dalla gran parte del clero combattente della rivoluzione. Secondo loro è la componente teocratica, incentrata sull’esperto della legge islamica, ad essere il cardine della Repubblica islamica. La loro base politica è formata dal potente ceto mercantile dei bazar e sostengono un sistema economico basato su politiche di libero mercato con un limitato intervento statale. Secondo la loro visione è la solidarietà religiosa ad appianare le diversità. Sono contrari a un’apertura socio-culturale: enfatizzano infatti la salvaguardia della cultura islamica contro l’occidente, contro cui però non prevedono uno scontro diretto, dannoso per l’economia. Tra di essi vi sono molti papabili candidati a divenire la prossima Guida suprema.
  • Conservatori tecnocrati: sono emersi dall’ala conservatrice a partire dal 1989 attorno alla figura del Presidente Rafsanjani; dopo un’iniziale appartenenza al radicalismo rivoluzionario, si avvicinarono con la presidenza Rafsanjani a posizioni più pragmatiche e riformiste. La loro base popolare è costituita dalla classe media imprenditoriale, dai gruppi industriali e anche dalle associazioni dei lavoratori. Condividono con i tradizionalisti il pragmatismo in politica estera e la volontà di aperture economiche ma col tempo si sono avvicinati alla sinistra islamica: nel loro pensiero assumono un ruolo prioritario i principi repubblicani della Costituzione e vengono riconosciuti principi universali come quelli di società civile e diritti umani. Sostengono la libertà di stampa, l’uguaglianza dei sessi e la compatibilità tra scienza, tecnologia e cultura islamica. In ambito economico sono favorevoli a un’economia di tipo industriale centralizzata e di stampo capitalista da affiancare a politiche redistributive per i più bisognosi. Ne fa parte anche l’attuale Presidente Hassan Rouhani, capace di ottenere consensi anche dall’ala riformista.
  • Riformisti: per loro la legittimità della rivoluzione si regge sulla sua dimensione popolare e desiderano trasformare dal basso la società civile iraniana. Vengono definiti riformisti per il loro obiettivo di trasformare il regime, l’ala principale è quella più liberale raccolta attorno alla figura dell’ex Presidente Mohammad Khatami; da metà anni ’90 questa corrente ha moderato i toni in politica estera e in ambito economico, ponendosi favorevole nei confronti di un dialogo con l’Occidente e avvicinandosi ai conservatori pragmatici di Rafsanjani. I riformisti sostengono uno stato fortemente centralizzato e redistributivo verso le fasce socio-economiche più deboli a lungo trascurate dalla politica che favorisce il ceto commerciale. Nella sfera socio-culturale hanno invece un approccio liberale: sono contrari alla censura delle dei media e delle arti e sostengono uguali diritti e libertà per le donne. Hanno una forte base elettorale tra gli intellettuali, gli studenti e il ceto urbano, e diversi esponenti di questa fazione sono stati al governo tra il 1997 e il 2005 sotto i governi di Khatami ricoprendo un ruolo di primo piano nelle proteste popolari dell’Onda verde scatenate dai presunti brogli del 2009. Brogli che hanno confermato Ahmadinejad alla presidenza. A questo gruppo, con la disillusioni emersa durante la presidenza di Rafsanjani, si sono avvicinati durante gli anni novanta anche molti radicali.
  • Ultraradicali: emersi nel campo della sinistra durante gli anni novanta, si tratta di una nuova generazione di neo-fondamentalisti profondamente ancorati ai principi rivoluzionari. Sono quelli che vengono identificati come la “Seconda Generazione” (la prima è quella dei religiosi rivoluzionari) e sono principalmente esponenti dell’apparato di sicurezza (pasdaran e basij) a cui vanno aggiunti i più radicali tra il clero sciita. Si pongono come obiettivo il sostituire la vecchia ed inefficiente leadership religiosa, rafforzare il ruolo del Presidente ed esasperare i principi teocratici propugnati dai conservatori. Sono contrari a un’economia capitalista che non si sposa con i principi islamici e polarizza la società a scapito dei più bisognosi; sono inoltre favorevoli a controllo repressivo della morale della società civile. In ambito internazionale sfoggiano un radicato anti-americanismo e il desiderio di esportare la rivoluzione. Proprio questi membri ultraradicali sono stati in grado di penetrare lo stato “profondo” iraniano e hanno occupato sotto la presidenza di Ahmadinejad le principali posizioni di potere. Questa fazione presenta una composizione interna che opera lungo due linee di pensiero: da una parte vi è il blocco legato ad Ahmadinejad, focalizzato sulla politica interna e volto a difendere la società dalle influenze occidentali; dall’altra uno guidato dal sindaco di Teheran Qalibaf, più concentrato sulle minacce internazionali all’Iran.

Un altro schema ISPI per orientarvi:

Fonte immagine: ISPI – istituto per gli studi di politica internazionale

A oggi sono tredici i candidati che hanno deciso di scendere in campo in rappresentanza delle varie correnti e gruppi d’interesse che abbiamo evidenziato poco sopra. Molti altri restano in dubbio o pur avendo espresso interesse per la candidatura non l’hanno ancora ufficializzata. Risulta quindi prematura ogni possibile analisi su quali potranno essere i candidati finali: tenuto conto che gran parte degli attuali partecipanti alla competizione elettorale ritireranno la propria candidatura a sostegno di qualcun altro, è necessario aspettare per vedere in che modo il gioco delle alleanze andrà a compimento.

Un’ulteriore peculiarità delle campagne elettorali iraniane è dettata dalla loro brevità: tutti questi giochi di potere interni al sistema e questa ricerca di alleanze mostrerà i suoi frutti circa un mese prima delle elezioni lasciando poco spazio alla campagna elettorale stessa. Solo a quel punto e, anche come conseguenza delle mosse del governo Rouhani riguardo il possibile accordo sul nucleare, sarà possibile sbilanciarsi su chi potrebbe diventare il prossimo Presidente della Repubblica Iraniana.

Luigi Toninelli

Fonti

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